
Lo “stocco” (dall’antico olandese stockfish) è il merluzzo essiccato al sole, tradizionalmente appeso su bastoni.
Prima dell’uso deve essere sfibrato tramite battitura (informarsi al momento dell’acquisto se è da battere). Dopodiché va immerso in acqua, da cambiare 5/6 volte al giorno. L’ammollo in acqua fresca deve durare 3-5 giorni, a seconda delle dimensioni.
Per batterlo occorre percuoterlo con un martello di legno, così da sfibrarlo senza romperlo. Durante l’ammollo è importante conservarlo in un luogo fresco: d’inverno è sufficiente tenerlo sul balcone, mentre d’estate è meglio riporlo nella parte meno fredda del frigorifero.
Con 500 g di stoccafisso secco si ottengono circa 800 g di pesce ammollato.
Questo stesso pesce, aperto e conservato sotto sale, prende il nome di baccalà.
La leggenda del naufragio (lo stoccafisso “salvavita”)
Si racconta che dei marinai (spesso si cita un veneziano) naufragarono nelle isole Lofoten, in Norvegia.
Per sopravvivere furono costretti a mangiare quello che loro chiamavano “i draghi”: un pesce che non avevano mai assaggiato, perché li spaventava.
Lo avevano visto spesso, nei porti del Nord, appeso ad essiccare al vento e al freddo. Secco e duro, non aveva nemmeno l’aspetto di un pesce.
Ora, approdati su quelle isole deserte e senza cibo, recuperarono alcuni pezzi caduti in mare: “il drago”, ammorbidito dall’acqua, sembrava trasformarsi in un pesce “senza testa”, dalla polpa bianca e bellissima.
Si fecero coraggio e lo cucinarono insieme alle patate e ad altre verdure che riuscirono a recuperare.
E, un po’ per la fame e un po’ per la qualità di quello “stocco”, ne rimasero folgorati.
Quando furono finalmente salvati, decisero di organizzarsi per portarlo a casa…
e da lì iniziò la sua fortuna in Italia.
mammatua! 🙂
